TRA "RIFONDAZIONE" E "SACRO ESPERIMENTO"
Rifondazione è il motto della vita religiosa, alla ricerca della propria identità e rilevanza evangelica. Sacro esperimento è il titolo di un'opera sulle "Riduzioni" dell'America latina, modello inculturato, e datato, di evangelizzazione e promozione umana.
Il titolo sintetizza la nostra esperienza di trentatré anni. Siamo una comunità di gesuiti nata per cercare vie nuove di vita comune e apostolica. Ci siamo poi congiunti con una comunità più ampia di famiglie, solidali tra loro e aperte all' emarginazione. Questa comunità si è ultimamente moltiplicata in molte altre e si è ampliata in un grosso movimento di famiglie associate. Al centro di tutto non ci sono i gesuiti, ma i laici. Il "superiore" dei vari "condomini/villaggi solidali" non è un vecchio padre in sottana; può essere una giovane madre in jeans.
D'accordo con i superiori, poco dopo la fine del Vaticano II, sotto la spinta dei fermenti culturali in atto, un gruppo di giovani gesuiti tentò un "terz'anno di probazione" (è l'ultimo anno di formazione gesuitica) sperimentale: volevamo scoprire come essere uomini, credenti e gesuiti in tempi di rapidi cambiamenti, in una società scristianizzata e complessa.
A Milano, in un'abitazione povera, in un quartiere di prima immigrazione, abbiamo iniziato la nostra ricerca comune di rifondazione. Al centro abbiamo posto la Parola di Dio, la preghiera, la spiritualità ignaziana, indirizzandoci verso i giovani, soprattutto non credenti. Stile di vita essenziale, oneri domestici condivisi, gratuità totale di ministeri, lavoro sufficiente per guadagnare il pane, immersione nel vivo del tessuto sociale, lavoro apostolico preparato ed eseguito insieme. Questo "modo di procedere" ha cambiato il nostro modo di pensare e comunicare, insegnandoci il linguaggio della gente comune.
La riscoperta della nostra identità religiosa è diventata presto rilevanza apostolica, con un fruttuoso lavoro di (ri)evangelizzazione. Abbiamo anche scoperto una verità, tanto lapalissiana quanto dimenticata: l'evangelizzazione si fa con il Vangelo – letto, studiato, testimoniato e annunciato. Sono nati anche diversi commenti alla Scrittura e altri scritti, dove abbiamo cercato di coniugare esperienza di vita e preghiera con riflessione rigorosa sulla Parola di Dio, da dire in parole d'uomo. I libri hanno avuto successo, con numerose edizioni e varie traduzioni.
La via della rifondazione si rivelò feconda, per noi e per gli altri. L'affluenza crescente di gruppi e persone esigeva più spazio. Bisognava cambiare casa e iniziare qualcosa di più adatto alle nuove esigenze.
In questa seconda fase di ricerca ci è piovuto dal cielo un dono inatteso, che chiamerei "Sacro esperimento". Conoscevamo una giovane coppia di volontari "missionari". Era rientrata a Milano dopo otto anni di Africa, con quattro figli naturali e uno adottato. Decisero di continuare nel "primo mondo" ciò che di importante avevano capito nel "terzo mondo". Trovarono una cascina di periferia e tennero la porta aperta a chi altrove incontra, sempre e solo, porte chiuse. Ben presto la loro casa fu piena, con persone di tutti i tipi: bambini senza famiglia, adulti emarginati e giovani "malati" di inguaribile idealismo. Furono costretti a cambiar casa, come noi, per insufficienza di spazio. Il comune bisogno, strumento primo della Provvidenza, ci ha messi insieme. Ne è uscita una soluzione non comune, per niente programmata.
Nella periferia nordovest di Milano, a Villapizzone, c'era – e c'è ancora, anche se adesso ristrutturata dopo un incendio – una cascina grandissima del 1700. Era al momento diroccata e inabitabile. Per di più era occupata da collettivi extra-parlamentari fortemente ideologicizzati, da rivoluzionari e giovani scappati di casa, da clandestini e tossicodipendenti, ecc. Un campionario di persone non integrate, che la nostra società produce ed emargina sempre di più. Previo contratto con il proprietario, ci siamo aggiunti anche noi, abitando progressivamente gli spazi liberi. Un po' alla volta i vecchi occupanti se ne sono andati e la cascina è rimasta tutta a nostra disposizione.
Si aggregarono di mano in mano altre giovani famiglie, con esperienza di volontariato nel terzo mondo, che desideravano vivere con la "porta aperta". Da subito si fece cassa comune: ogni famiglia versa liberamente quanto guadagna e prende secondo i suoi bisogni. Si è scelto di vivere in solidarietà, sobrietà e apertura agli altri, con pieno rispetto della diversità e libertà di ciascuno, senza particolari regole, se non quelle imposte dalla realtà. Ciò che si guadagna in più dell'occorrente, è dato a un ente morale (chiamato Associazione comunità e famiglie) appositamente costituito per favorire la realizzazione di progetti analoghi. Ciò che sembra utopia, diventa realtà: nell'epoca del "villaggio globale", c'è posto anche per il "villaggio solidale". Basta imparare a vivere con quello e, soprattutto, con quelli che la gente butta via!
Subito sono nate spontaneamente altre comunità, quasi a macchia d'olio. Chi sogna da solo è un illuso; chi sogna con altri realizza il sogno dell'altro, che alla fine capisce essere il sogno dell'Altro su di lui.
La presenza della comunità è diventata per il quartiere una bonifica morale e un centro di aggregazione. Soprattutto grazie ai bambini che fanno da amalgama e alle donne che sanno meglio farsi vicine ai problemi della gente. Già all'inizio, e poi sempre di più, la città e le autorità civili ne hanno apprezzato il ruolo sociale. Diversi vedono un segno di come si possa vivere i valori fondamentali dell'uomo in una società consumistica, dove la prima realtà che "si usa e getta" è l'umanità dell'uomo.
Le persone con cui viviamo sono dei moltiplicatori delle varie iniziative, sociali e religiose, e danno un contesto che è un'ottima cassa di risonanza per il nostro ministero apostolico. Vengono volentieri persone e gruppi estranei agli ambiti ecclesiastici; e vedono che il Vangelo non è cosa da preti, ma per uomini normali, con forti impegni familiari, lavorativi e sociali.
Molti giovani vengono ai nostri corsi biblici serali, tenuti qui e altrove. Proponiamo, tra l'altro, un cammino di prima conoscenza del messaggio cristiano per chi è lontano dalla fede. Usiamo un metodo di catechesi narrativa, che segue fedelmente il cammino del vangelo di Marco, adatto ai catecumeni. Il corso dura tre anni, con un incontro serale ogni settimana. In genere ci sono contemporaneamente tre corsi diversi, scalati di un anno, in modo che ogni anno possa finire un corso e cominciare uno nuovo. Per chi desidera, proponiamo in varie sale o chiese, sempre con lo stesso metodo, la lettura continua o tematica di altri libri della Bibbia. Ci sono pure corsi triennali di fine settimana per una conoscenza più approfondita della Bibbia. Il nostro scopo è portare le persone a scoprire la fede, per poi inserirle a impegnarsi, e con buon risultato, nelle loro realtà locali.
A Selva di Valn Gardena, durante i mesi estivi, con la collaborazione di altri, gesuiti e laici, teniamo diversi campi formativi per adolescenti e giovani, che sono diventati una delle opere giovanili più significative dei gesuiti in Italia. Sempre con lo stesso stile: aiutare le persone a conoscere per discernere, decidere e impegnarsi responsabilmente nel proprio ambiente, secondo le proprie capacità.
Da questo lavoro sono fiorite anche varie vocazioni, alla Compagnia di Gesù e ad altre forme di vita consacrata.
Questo stile di vita è certamente contro corrente rispetto ad una società che isola, omologa e divide le persone. È diventato però un modello che crea progressivamente tendenza, presentando un'alternativa possibile – perché reale! –, molto duttile e adattabile a qualunque contesto. Si vuole infatti vivere, in solidarietà e sobrietà e senza fanatismo, le cose più semplici e necessarie: la comunicazione, la libertà e la disponibilità, con la gioia che ne deriva. Sono i desideri profondi di tutti, che, più si soffocano, più emergono con forza. Non a caso i mass-media parlano spesso di questa esperienza, diventata oggetto di attenzione per sociologi e psicologi, giuristi e ambientalisti sensibili alla "qualità di vita" di una società che ha tutto e di più, con il rischio di trascurare ciò che è essenziale.
Nella nostra epoca post-moderna, in continua mutazione a velocità vertiginosa, solo la riscoperta delle dimensioni più elementari dell'uomo permette di vivere positivamente i cambiamenti. Senza cadere in regressioni reazionarie o in avventure distruttive, abbiamo sperimentato che si può, abbastanza bene, passare tra le morse di Scilla e Cariddi. E, con un respiro di sollievo, pur tra le difficoltà comuni a tutti, scopriamo sempre più che "la vita è bella".